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Arezzo
A soli quindici Km dalla Locanda del Canto, si trova Arezzo, cittadina collinare della Toscana che vanta un'origine antichissima. Fu uno dei maggiori insediamenti Etruschi e, successivamente, citta Romana di importanza strategica.
Siena
Siena e una delle piu affascinanti citta della Toscana, musei, arte e architettura che ancora oggi raccontano i suoi gloriosi trascorsi storici. Citta del Palio.
Firenze
A 70 km di strada, di cui 60 di autostrada, si trova Firenze. E' raggiungibile anche in treno dalla stazione di Arezzo in soli 40 minuti. Firenze, antico centro d'arte e cultura.
Il fiume Arno
La valle è chiusa e interna all'Appennino. Le precipitazioni sono molto frequenti. Filtrata prima dagli alberi delle imponenti foreste e poi dalle rocce silicee l'acqua si riversa in mille rivoli che poi diventano fossi, quindi torrenti e, infine Arno. La ricchezza di acque del Casentino è proverbiale. Mastro Adamo, il falsario, condannato da Dante all'idropisia e all'arsura eterna è ossessionato da "li ruscelletti che da' verdi colli del Casentin discendon giuso in Arno". E l'Arno 'nasce' davvero in Casentino, sulle pendici del monte Falterona, dove non ci sono le sue 'sorgenti' ma il suo 'capo'. Perché l'Arno non è solo quello che passa sotto Ponte Vecchio o che, lento, incontra Pisa e il mare, ma anche quello, agile e svelto, che divide il Casentino prima di "torcere il muso agli aretini". Il fiume divide realmente la valle, da nord a sud, in due parti pressappoco uguali come superficie ma in qualche modo diverse per paesaggio e gente se è vero, come è vero, che anche certe abitudini gastronomiche cambiano. L'Arno ha sempre condizionato la vita degli uomini del Casentino che lo hanno prima rifuggito quando era malsano e insicuro e poi cercato quando serviva ai loro commerci, alla loro stessa vita. Lungo il fiume, a partire dal '400, correvano verso Firenze i tronchi di abete delle foreste casentinesi, legati in zattere chiamate 'foderi'. Più tardi ancora, verso la fine del XVIII secolo, le sue acque muovevano invece le gualchiere e con loro le macchine dei primi lanifici di tutto il Granducato di Toscana che producevano il famoso 'panno Casentino'. L'uomo e il fiume quindi, legati da un rapporto non sempre facile, come nel novembre del 1966 quando non fu solo Firenze ad essere alluvionata. Per conoscere e capire il Casentino è importante sapere del suo fiume. L'Arno si può scoprire ad esempio a Poppi, dal Castello, mentre attraversa il piano verso Bibbiena, oppure a Pratovecchio, sulle sponde, lungo le mura dell'antico monastero o proprio sul Falterona a 'Capo d'Arno'.
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Chiusi della Verna
Un piccolo borgo esisteva già prima della venuta di San Francesco nei pressi dell'antico Castello dei Conti Catani di cui si ha notizia sin dalla fine del X secolo. La rocca citata nei documenti con il nome di "Clusa", da cui il paese prende il nome, chiudeva e controllava il passaggio tra il Casentino e la Valtiberina. A questa costruzione, di cui rimangono alcuni suggestivi ruderi, si affiancano a poca distanza, altre testimonianze storiche interessanti: la chiesa di S. Michele Arcangelo e il Palazzo della Podesteria. Tra i vari podestà che qui si sono avvicendati è da annoverare anche Ludovico Buonarroti, padre di Michelangelo, il grande artista che la tradizione vuole sia stato battezzato proprio nella vicina chiesetta del borgo di Vezzano. Nel paese, con i suoi alberghi e le sue abitazioni tipiche della stazione climatica di inizio Novecento, spicca una bella fontana degli anni trenta costruita per celebrare la realizzazione dell'acquedotto che poneva fine all'endemica mancanza di acqua che da sempre ha segnato la zona. Risalendo la strada statale per Bibbiena si giunge al piccolo borgo de La Beccia da cui consigliamo di ascendere a piedi al Santuario. Mediante una strada selciata, la stessa che percorse il Santo nella sua ascesa alla Verna, intervallata da case e rocce affioranti, si giunge al grande portone che segna l'ingresso definitivo al luogo sacro come ci conferma l'iscrizione affissa quasi ad ammonimento del visitatore: "Non est in toto sanctior mons". A preludio del profondo misticismo che caratterizza il complesso religioso, lungo il sentiero, si incontrano alcuni episodi degni di attenzione che ci riportano ad una dimensione più popolare e quotidiana: la "Cappella degli Uccelli", in ricordo della miracolosa accoglienza che i piccoli volatili della zona si vuole abbiano riservato a Francesco e l'antico orto botanico dei frati. Proseguendo da Chiusi, in direzione di Badia Prataglia, ci troviamo inaspettatamente in uno scenario paesaggistico insolito per il Casentino, quello della Vallesanta, nel quale i boschi lasciano il passo a prati e a formazioni geologiche simili ai calanchi.
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Stia
A Stia, gli edifici sacri, importanti dal punto di vista storico-artistico sono: la Pieve di Santa Maria Assunta, nel centro storico, e il Santuario di Santa Maria delle Grazie, posto poco lontano dal paese.
L'impianto originario della Pieve risale probabilmente al 1150 e ha subito nei secoli vari rimaneggiamenti. A tre navate. All'interno conserva notevoli opere d'arte tra le quali: la "Assunta" del Maestro di Borgo alla Collina e la "Annunciazione e Santi" di Bicci di Lorenzo. Il Santuario dedicato a Maria, consacrato nel 1432, dopo l'apparizione della Madonna avvenuta nel 1428, custodisce al suo interno una tribuna rinascimentale, arricchita di terracotte robbiane. Secondo alcuni studiosi il prospetto di tale tribuna trova confronti con la cappella Portinari della Basilica di Sant'Eustorgio a Milano.
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Montemignaio
Il paese di Montemignaio, organizzato a grappoli di case che si distribuiscono lungo il pendio che dalla valle del Solano sale rapidamente verso il Passo della Consuma, rappresenta il capoluogo di uno dei più piccoli comuni della Toscana. Località turistica immersa nel verde di querce e castagni, tutto nel piccolo centro ci parla ancora oggi attraverso i segni del lavoro lasciati sulle mani dei suoi abitanti, della passata vita di fatica trascorsa "alla macchia", nei boschi, per secoli principale risorsa di sostentamento della zona. Schiere di tagliatori, vetturini e carbonai montemignaiesi, hanno da sempre popolato e modellato il paesaggio forestale del Casentino, spingendosi anche in località assai più lontane come il Lazio e la Sardegna. La pratica del lavoro stagionale rappresentò, in effetti, l'unica via di uscita dalla realtà di un territorio aspro e montuoso. Con il tempo, di generazione in generazione, le prestazioni si specializzarono ed i boscaioli e carbonai di questo piccolo paese furono sempre più richiesti. Ancora oggi insieme al turismo estivo, gli alberi di alto fusto, questa volta sotto forma di abeti piantati in vivaio, continuano a rappresentare una importante occupazione per gli abitanti.
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Ortignano Raggiolo
Lasciata la statale in prossimità di Bibbiena per proseguire in direzione di Ortignano-Raggiolo, costeggiando il torrente Teggina, il viaggiatore viene immancabilmente colpito dalle costruzioni arroccate sull'altura di Uzzano che, insieme all'antico insediamento di Giogalto che lo fronteggia, hanno da sempre vegliato sull'accesso alla valle. Subito dopo questa sorta di gola, il paesaggio si ridistende intorno al corso d'acqua per accogliere il paese di S. Piero in Fràssino che deve il suo nome proprio alla passata presenza di una di queste piante. Esaurito in pochi chilometri il tratto pianeggiante, la strada comincia a salire, immergendosi nel verde dei boschi, biforcandosi in direzione di Ortignano, La Villa da una parte e Raggiolo dall'altra. L'abitato di Ortignano, toponimo di origine latina, si snoda intorno al colle una volta sovrastato dal castello di cui si ha notizia sin dal XIII secolo in un documento nel quale si trova menzionato insieme a quello di Raggiolo, a conferma di un legame che dall'antichità sino ad oggi ha interessato le due comunità. Raggiolo, l'altro principale nucleo abitato del paese, rappresenta, in ambito casentinese, uno degli esempi più significativi di "urbanistica spontanea". Costituisce in effetti un caso emblematico nel quale spazi ed architetture del periodo pre-industriale appaiono ancora non sostanzialmente compromesse e quindi presenti nelle loro forme originarie. Basta inoltrarsi per le ripide stradine selciate, tra i vicoli di pietra e lungo i piccoli fazzoletti di terra sostenuti da muretti a secco, per comprendere appieno come un corretto equilibrio tra uomo ed ambiente possa coinvolgere la stessa dimensione estetica. Il "bel paesaggio", la sapienza dei micro-spazi di vita in questo senso, diviene una sorta di opera d'arte collettiva e corale stratificata nel tempo, risultato di secoli di lavoro ed interazione armonica tra umano e naturale. Raggiolo, tuttavia, più di qualsiasi altro, è anche il paese della castagna. Ogni casa possedeva un essiccatoio, dove questo frutto, risorsa primaria di sostentamento, veniva essiccato prima di essere trasportato al mulino per essere ridotto in farina. Di fronte a queste piccole costruzioni annerite, la mente non può fare a meno di tornare indietro nel tempo, a qualche decina di anni fa, quando nel periodo autunnale, innumerevoli fili di fumo si alzavano dal paese e cento voci di gente intenta alla raccolta, risuonavano nelle selve di castagni circostanti.
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Pratovecchio
Delizioso borgo del Casentino città natale di Paolo Uccello
La sua architettura è l'espressione della sua storia. Una storia di fede - testimoniata dalla presenza, nel borgo, di due monasteri di suore camaldolesi e domenicane - di potere che ha il suo simbolo maestoso nel Castello di Romena, fortezza dei Conti Guidi, citata da Dante nel XXX canto dell'Inferno.
Non lontano dal borgo sorge l'imponente Pieve di San Pietro a Romena, una delle maggiori testimonianze dell'architettura romanica nel Casentino. In questa città nacque Paolo di Dono, detto Paolo Uccello, maestro della prospettiva.
Pratovecchio ospita ogni due anni, a settembre, "Forme del legno", una manifestazione che coniuga arte, artigianato, cultura legata al legno.
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La Strada dei Sapori del Casentino I prodotti unici della tradizione
Passeggiate nella genuinità toscana
La Strada dei Sapori del Casentino è un progetto di territorio, un itinerario che si snoda per circa 200 chilometri partendo dal fondovalle, tra montagne, castelli, parchi, foreste, poderi e soprattutto straordinari prodotti agricoli, frutto dell'esperienza e del lavoro di tanta gente: produttori di formaggio, di miele, di prosciutto, di castagne, di patate, allevatori di maiale ("Grigio" del Casentino). Insieme ai produttori agricoli fanno partedi un'area rurale unica, produttiva e ricca di tradizione.
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Grigio del Casentino
in Casentino si sta recuperando un'antica tradizione nell'allevamento di una razza locale di maiale (il famoso "Grigio"), della quale si erano perse le tracce. Con l'allevamento all'aperto, l'alimentazione è costituita prevalentemente dal pascolo, con integrazione di prodotti vegetali naturali. Questa razza si adatta molto bene al pascolo sui monti e le colline casentinesi; le carni sono molto saporite e costituiscono un'ottima materia prima per la produzione di insaccati e salumi.
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Patata rossa di Cetica
tra i principali prodotti casentinesi, un posto importante spetta alla famosa patata rossa di Cetica, della quale si hanno notizie sin dai primi anni del novecento; il tubero è di media pezzatura e di forma rotonda, la pasta compatta, di colore bianco, con qualche venatura rosa. Questa patata, per le sue caratteristiche organolettiche e sensoriali, è indicata per la preparazione di piatti tradizionali come tortelli di patate, tortelli alla lastra e gnocchi.
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Pecorino del Casentino
la caratteristica di questo formaggio è data dall'aroma di erbe e fiori di montagna che si trasmette, attraverso il latte, al prodotto finito. Il pecorino del Casentino può essere consumato fresco o stagionato; dal punto di vista nutrizionale questo formaggio contiene proteine, grassi, carboidrati e calcio.
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